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Cafè Noir

Corea, 2009, HD, col. e b/n, 197’
 

Film


Regia e sceneggiatura: Jung Sung-il
Fotografia: Kim Jun-young
Musiche: Lee Ji-yeon.
Montaggio: Moon In-Dae
Suono: Lee Seung-chul
Scenografia: Jo Sang-Gyeong
Interpreti: Shin Ha-gyun, Kim Hye-na, Jung Yu-mi
Produzione: Polaris production

Proiezioni


At Sala Perla 2
September 10th, 13:30
Press screening: september 9th, 19:00
Additional screening: september 11th, 08:30




A Seul, alla vigilia di Natale, un giovane professore viene lasciato dall’amante. Vagando per la città con un regalo che gli ha lasciato la figlia adolescente della donna, incontra una collega che insegna nella scuola frequentata dalla ragazzina, entra in una libreria, beve un caffè seduto accanto a una sconosciuta. Nella seconda parte del film, lo stesso uomo accetta che una ragazza incontrata per caso gli racconti le sue pene d’amore, con la promessa di non innamorarsi di lei, ma di accompagnarla e amarla come un fratello. Ma dopo quattro notti di incantevole intimità lungo il fiume e nei caffè cittadini, l’amato inaspettatamente ritorna.   
 
Merita senz’altro l’impegno di una visione che supera le tre ore, Café noir, affascinante opera prima di uno stimato critico cinematografico coreano, Jung Sung-il, che si muove senza timori tra modelli  corposi come la Nouvelle Vague e lo Sturm und Drang con l’agilità e la grazia di una danzatrice orientale dall’ambiguo sorriso. Un film enigmatico e spiazzante, ricco di citazioni cinefile e di spunti  letterari, a partire dai due grandi romanzi che innervano la narrazione e i dialoghi: Le notti bianche (1848) di Fedor Dostoevskij, già portato al cinema da Luchino Visconti nel ’57, e I dolori del giovane Werther (1774) di Wolfgang Goethe. Ecco dunque l’eterna storia dell’amore atteso e disatteso, dell’amore respinto e vagheggiato, dell’amore raccontato e immaginato che diventa il tramite per definire l’identità in perenne divenire di un soggetto permeabile a tutte le suggestioni. In una interminabile peregrinazione attraverso gli spazi della grande metropoli, che l’autore esplora con nitidi carrelli e lunghe panoramiche, il protagonista incontra molte donne diverse dopo che la sua amata, sposata con un altro, l’ha lasciato e mentre ogni tentativo di strapparla al rivale appare  impotente. Come lui bisogna lasciar andare e lasciarsi andare a questo flusso di coscienza che prelude alla seconda parte, dove le quattro notti di San Pietroburgo sono affidate a un bianco e nero plendente e sublimate dall’uso intenso delle musiche d’opera, a partire dall’Elisir d’amore di  Donizetti, come se le parole dello scrittore russo fossero pronunciate e ascoltate per la prima volta.  
 
Jung Sung-il è nato a Seul nel 1959. Critico cinematografico di chiara fama, tra il 1989 e il 1999 è stato redattore capo delle principali riviste specializzate coreane “Road Show” e “Kino”. Ha coordinato i laboratori tenuti da Jia Zhang-Ke alla Korean Film Academy nel 2000 e nel 2007 e da Hou Hsiao-hsien presso il Pusan International Film Festival nel 2005 e la Cineteca di Seoul nel 2006. Café noir è il suo primo lungometraggio.
 

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