Domaine (Dominio)
Francia-Austria, 2009, 35 mm., col., 110’
Regia e sceneggiatura: Patric Chiha Fotografia: Pascal Poucet Montaggio: Karina Ressler Musica: Milkymee Scenografia: Céline Cayron, Maria Gruber Costumi: Pierre Canitrot Suono: Walter Ficklocki, Mikaël Barre Interpreti: Béatrice Dalle, Isaïe Sultan, Alain Libolt, Raphaël Bouvet, Silvie Roher, Udo Samel, Taiana Vialle, Bernd Birkhahn, Manuel Marmier, Gloria Hallé Pedemonte, Gisèle Vienne, Thomas Landbo Produzione: Charlotte Vincent per Aurora Film in coproduzione con Ebba Sinzinger & Vincent Lucassen per WILDart Films International Sales: WIDE, 40, rue Sainte-Anne, 75002 - Paris | FRANCE Contact: Loïc Magneron email :
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T. +33 1 53 95 04 64 - F. +33 1 53 95 04 65 Sala Perla 2 Sabato 5 settembre, ore 14:00Proiezione stampa: venerdì 4 settembre, ore 20:00 Replica: domenica 6 settembre, ore 08:30
Pierre è un adolescente di 17 anni, irretito dal fascino intellettuale di sua zia Nadia, la cui dipendenza dall’alcol sta minando la sua salute. La loro relazione, molto esclusiva e ambigua, regolata da tempi, percorsi e abitudini sempre uguali, subisce progressivamente i contraccolpi sentimentali provenienti dall’esterno, che inducono i due a separarsi e a ritrovarsi a distanza di tempo senza però la possibilità di ristabilire l’intesa perduta.
L’idea del “dominio”, a partire dal titolo, è alla base di questo lungometraggio d’esordio complesso e suggestivo, caldo e passionale nonostante la sua freddezza apparente. Un film dove l’impianto colto, fitto di richiami alle teorie logico-matematiche di Kurt Gödel (1906-1978), serve a dissimulare, come nei celebri Racconti morali di Rohmer, la difficoltà a mantenere una relazione sentimentale dentro schemi e certezze, a fronte di eventi, persone, amori vecchi e nuovi sempre all’orizzonte. L’illusione della donna, incarnata da una Béatrice Dalle perfetta per il ruolo, consiste dunque nel conservare a tempo indeterminato un ordine esistente, senza invece fare i conti con gli inevitabili fattori interni ed esterni di sconvolgimento fisico, affettivo, relazionale. Questo eccentrico personaggio femminile affronta la vita come se si trattasse di un sistema formale o un insieme chiuso, allegoria a sua volta della rappresentazione cinematografica che iscrive il mondo reale nel perimetro dell’inquadratura, dei movimenti della macchina da presa, del racconto e dello spazio tra i personaggi. L’autore, grazie a una consapevolezza stilistica inconsueta e una mise en scène estremamente rigorosa, dimostra di coniugare una visione del mondo che è implicitamente anche una visione del cinema. La sconfitta di Nadia, elemento chiave di questo melodramma contemporaneo iscritto in un ordine cinematografico di implacabile e tragica perfezione, sigla anche la scansione temporale che obbedisce a criteri di progressivo smarrimento di impossibili certezze. Impossibili in quel fragile universo amoroso dove le parole servono solo a confondere di più i sentimenti e le idee. Patric Chiha, 34 anni, austriaco d’origine e residente a Parigi dal 1993, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore, tecnico del suono, stretto collaboratore di Vincent Dieutre in Bologna centrale, Mon voyage d’hiver e in Ea2, ha diretto i cortometraggi Casa Ugalde, Le Jardin e Où se trouve le chef de la prison?, il mediometraggio Home e i documentari De Vienne e Les Messieurs. Domaine è il suo lungometraggio d’esordio.
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